PERCHÉ?

 

Essendo IO estrema-mente curioso,

leggo spesso le notizie

riportate dagli organi d’informazione,

così, autonoma-mente,

sono giunto alla seguente, semplice, conclusione:

quelli, sempre più spesso raccontano ciò che fa …

il “capo spirituale”  … d’una nota religione …

il quale, da qualcuno ritenuto un’autorità

(il perché ancora non si sa …),

s’è assunto la gravosa responsabilità

d’accompagnare le anime di chi crede … (in quella fede)

verso una misteriosa verità,

posta esattamente a metà tra bene e male …

 

E fin qua non ho nulla da eccepire …

(poiché, individualmente, ciascuno arriverà a capire …)

ma quel che mi chiedo è se sia normale

che “sua eminenza”, parli della reclusione

(e d’una più rispettosa convivenza)

ai condannati all’ergastolo,

che avrebbero perso ogni speranza

di poter ambire alla liberazione …

pur egli sapendo, probabilmente,

che già esiste la possibilità della grazia

garantita dallo stato in questione,

la cui “laica” costituzione

imporrebbe, semmai, d’ascoltare attentamente

il parere d’ogni capo d’ogni altra confessione

prima di trarre qualsiasi conclusione

sulla possibilità, per quelle persone,

di poter ambire ad una miracolosa resurrezione!!!

 

Ed a proposito di quest’ultima, casualmente (?),

mi sono imbattuto nello scritto seguente,

ove s’accenna alla possibilità di redenzione

per ogni “delinquente”:

 

LA SOLUZIONE

 … “Ormai vedeva chiaramente l’origine di tutti gli orrori ai quali aveva assistito, e sapeva ciò che occorreva per distruggerli. La risposta che aveva cercato invano era la stessa data da Gesù a Pietro: perdonare sempre, perdonare tutti, perdonare un numero infinito di volte, giacché non esistono uomini senza peccato e perciò nessuno è in grado di punire o di correggere. ‘Ma no! impossibile che la cosa sia così semplice!’, si diceva. E tuttavia sentiva con certezza assoluta che, per quanto strano gli fosse sembrato da principio, abituato come era a ragionare nel modo opposto, quella era l’unica soluzione, l’unico modo di risolvere il problema dal punto di vista teorico e da quello pratico. L’obiezione solita: ‘Che fare dei delinquenti? lasciarli impuniti?’, ormai non lo turbava più. Avrebbe avuto un significato, qualora fosse dimostrabile che le punizioni diminuiscono il numero dei delitti e correggono i delinquenti. Ma poiché avviene proprio il contrario, ed evidentemente non è in potere degli uni giudicare gli altri, l’unica cosa ragionevole che potete fare è quella di desistere da azioni non soltanto inutili, ma dannose, immorali e crudeli. Da molti secoli punite gli esseri che chiamate delinquenti: ma siete forse riusciti a sterminarli? Tutt’altro. Il loro numero è anzi aumentato, giacché vi si sono aggiunti i delinquenti depravati dalle pene, e tutti quei magistrati, procuratori, giudici istruttori e carcerieri che giudicano e puniscono. Egli capì finalmente che la società e l’ordine sociale esistono ancora non per merito dei delinquenti legalizzati che giudicano e puniscono i loro simili, ma soltanto perché, a dispetto di tale corruzione, gli uomini fra di loro si compatiscono e si amano. Sperando di trovare confermato questo pensiero nel Vangelo, cominciò a leggerlo dal principio. Lesse il discorso della montagna che lo aveva sempre commosso, e per la prima volta vi scorse non bellissimi pensieri astratti, per lo più di difficile attuazione, ma precetti semplici, chiari, applicabili, che se fossero stati messi in pratica – cosa tutt’altro che impossibile – avrebbero creato una società umana assolutamente nuova, in cui la violenza si sarebbe eliminata da sola.” …

(Fonte: “Resurrezione” – Leone Tolstoj)