BABILONESI

I PROGENITORI DELL’ANTICO TESTAMENTO

 

Dalla Mesopotamia,

l’antica terra dei due fiumi,

è sorta la cultura

da cui è poi scaturita

la meravigliosa fioritura

 

… dell’arte e della religione

che ancor oggi catturano l’attenzione

di tantissime persone …

 

 

… <<La religione dei babilonesi appartiene alle religioni semitiche, in particolare mesopotamiche. Se la dinastia babilonese si affermò intorno al 2000 a.C., il grande impulso all’espansione si ebbe con Hammurabi (1728-1686 a.C.), che oltre all’egemonia politica impose anche il dio Marduk, dio di Babilonia, a tutto l’impero, favorendo comunque la coesione fra tutte le genti della Mesopotamia. È di questo periodo la massima fioritura artistica e letteraria, testimoniata anche dal Codice di Hammurabi, rinvenuto dagli archeologi solo nel 1901-02. Dopo un periodo di dominazione assira, nel 625 iniziò la dinastia neobabilonese con Nabucodonosor, che ampliò l’impero fino a Gerusalemme (con una prima deportazione degli ebrei e la distruzione del tempio, seguita poi da una seconda, la cosiddetta cattività babilonese) e all’Egitto: è sotto il suo impulso che tra tante opere fu eretto il santuario di Esagila (tempio dall’alto tetto) con la grande Ziqqurat (torre a scalini), alta 91 metri, alla quale secondo alcuni studiosi si rifà l’immagine biblica della Torre di Babele. L’impero babilonese cessò di esistere con la conquista da parte di Ciro, re dei Persiani (539 a.C.). In relazione, più specificatamente, alla religione, si deve sottolineare la presenza di una sorta di sincretismo, in quanto i babilonesi assunsero numerose divinità dei sumeri e degli accadi, adattandole alle loro concezioni. In un universo diviso in tre parti – cielo, spazio aereo (con la terra) e acque – dominano tre divinità principali: Anu, re degli dèi, dio del cielo e sposo di Ishtar; Enlil, signore dello spazio e della terra, concepita come un monte che si solleva sulle acque; la sua sposa Ninlil. Infine il dio delle acque e delle sorgenti aveva nome Ea, dio anche delle arti e della saggezza, sposo di Damkina e padre di Marduk. Su quest’ultima figura occorre soffermarsi: inizialmente Marduk era solo il dio di Babilonia, poi con Hammurabi divenne dio per tutto il regno, e nel poema cosmocologico sumero Enuma Elish si trova la spiegazione di tale estensione; essendo in origine il dio dell’agricoltura e della primavera, assunse il ruolo anche di creatore e reggitore del mondo. Il simbolo che lo raffigurava (un doppio volto) esprime questa dualità; il suo emblema era un drago a squame oppure un serpente cornuto, e il suo attributo una vanga appuntita (marru). Il figlio di Marduk, Nabo, era il dio della saggezza e dello scrivere, disponeva delle “tavole del destino”, nella Bibbia viene chiamato Nebo (nome del monte dove morì Mosè). Un’altra triade importante da ricordare, oltre quella cosmica, è quella astrale formata da Sin, dio della Luna e degli astri, da Shamash, dio del Sole, figlio di Sin (il monte Sinai e tutta la penisola sacra alla religione ebraica derivano il loro nome da questa divinità) e da Ishtar, dea della stella mattutina e di quella della sera (Venere), sposa di Anu, dea dal significato duplice: signora sia del cielo che degli inferi, dea dell’amore e dea madre, del piacere e della fertilità. Se nel codice di hammurabi troviamo i concetti morali e giuridici che guidavano la vita babilonese, e pertanto tutta una legislazione che puniva l’offesa alla divinità e agli uomini in una sorte di legge del taglione, con notevoli punti di contatto con l’Antico Testamento, nel già citato poema “Enuma Elish” si offre una grandiosa cosmogonia, mitica narrazione della creazione del mondo, grazie alla vittoria degli dèi più giovani del cielo sulle divinità dell’acqua e della terra. Il principio femminile, Tiamat (mare o madre comune) e quello maschile Apsu (acqua dolce) vengono sopraffatti dalle altre divinità; soprattutto interviene Marduk che spacca in due il corpo di Tiamat a forma di conchiglia, con una metà modella la volta celeste, con l’altra la terra e gli inferi. Vennero poi creati gli esseri umani, il cui fine era quello di adorare gli dèi. I culti babilonesi erano infatti molti, culminati nella festa del nuovo anno, chiamata Akitu, della durata di 12 giorni, con sacrifici, penitenze ed espiazioni molto rigorose dapprima, e con feste sceniche, celebrative della vittoria di Marduk dopo.>>

 Fonte: Francesca Brezzi, “Dizionario delle religioni”. © 1997 Editori riuniti, pag. 14-16

 

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