COLPEVOLE!

No, non sono matto …

è una parola che ho tratto da una frase ad effetto …

in cui Voltaire ha detto:

Ognuno è colpevole del bene che non ha fatto

Recitata pure dal papa in un discorso lodevole

che, su certa gente …

ha avuto un grande impatto,

poiché, evidentemente, colpevole

quella si sente … effettiva-mente …

Scusate la mia perplessità …

ma come si fa (?) a stabilire,

con assoluta precisione,

senza, dell’Inferno, aver paura,

quale sia la giusta misura

per poter andare in paradiso?

Lo dico mentre, sul viso,

spontaneo nasce un sorriso …

poiché, logica-mente, riesco ad intuire

che esiste … probabilmente …

la possibilità della compensazione …

(quella buona annullerebbe la cattiva azione …)

ed in tal caso non servirebbe più 

neppure la religione … di chi sai “tu” …

Occorre quindi ringraziare quei signori,

dotati d’una più elevata consapevolezza,

che sempre invitano a pregare

per ottenere il perdono …

dei “propri” errori …

e la conseguente salvezza …

 

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Una risposta a COLPEVOLE!

  1. cometeduale ha detto:

    Abbi pazienza …
    sarebbe un’ingiustizia,
    IO non ho fatto niente,
    e come ME pure tanta gente …
    perciò ci appelliamo, fiduciosa-mente,
    alla presunzione d’innocenza …

    INGIUSTIZIE
    “Quando siamo gli autori, i testimoni od i complici di un’ingiustizia, non possiamo ignorare la voce interiore (l’investigatore) perché altrimenti stiamo male. Ci accorgiamo che è meglio essere in disaccordo con gli altri, piuttosto che con noi stessi, e che è meglio subire un torto piuttosto che commetterlo. Non c’è nulla di peggio per un essere umano che sentire il disprezzo per la propria persona. L’unico modo per sfuggire a questa insistente tortura del pensiero è mentire a noi stessi e trovare degli escamotage per giustificare la nostra arrendevolezza. Ma è una via che non porta mai ad una vera tranquillità. Un anestetico non cura mai definitivamente l’inquietudine, che si ripresenta, fastidiosa, sotto altre forme. Soltanto la consapevolezza riporta all’equilibrio. Si può anche rimanere impuniti di fronte ad un delitto, ma la memoria privata, nelle sue svariate forme, non ci abbandona mai. Ci si sente leggeri e sereni solo quando non si ha nulla da rimproverarsi, altrimenti il ricordo diventa opprimente. E quello è il vero carcere.”
    (Riflessione ispirata dalla lettura del libro di Gabriele Nissim, “La bontà insensata”)

    Pensiero non mio, ovvia-mente,
    riportato nel post seguente …
    https://inconoscibile.wordpress.com/2017/02/20/linvestigatore/

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