I miti Sumeri

I miti sumeri: Marduk, Assur, Tiamat e Gilgamesh

 

Le tavolette di Ninive riportano, nel poema  “Enuma Elish” i miti religiosi sumeri relativi alla creazione del mondo. Marduk era l’eroe del poema (che risale ad un originale sumerico del II millennio a.C., ma ci è giunto in una versione assira del VII secolo a.C.) dove è narrato come egli sopraffacesse la dea Tiamat. Gli assiri accreditarono invece, all’interno della stessa leggenda, il dio Assur per la morte di Tiamat, così è possibile pensare che Assur e Marduk fossero in realtà la stessa divinità.

All’inizio erano Apsu e Tiamat, dei degli oceani, dolce ed amaro. Tiamat è anche ricordata come “il Mostro del Caos”. Da essi nacquero Lahmu e Lahamu, fratello e sorella, marito e moglie, e Anshar e Kishar, che sorpassarono i loro genitori in forza, bellezza ed abilità. Anshar e Kishar, oltre a molti altri dei, generarono Enlil, il dio del vento, e Anu, il dio del cielo, il quale generò Enki o Ea, il dio della sapienza e della magia, assai più grande del padre. Anu, benché fosse in teoria il sommo, aveva un’influenza minima nelle cose umane ed era Enlil, il suo braccio destro, che governava la Terra.

Ma i giovani dei erano chiassosi e disturbavano il sonno del vecchio Apsu, il quale andò da sua moglie e le disse: Li distruggerò, così potrò dormire. Tiamat ne fu sconvolta e gridò in preda all’ira: Non distruggiamo ciò che noi stessi abbiamo creato! Ma Apsu volle fare a modo suo e partì per vendicarsi dei figli e dei nipoti. Ea tuttavia, il più grande fra gli dèi, lo avvolse nella sua magia e lo uccise, trasformandolo in una montagna dove Ea risiedette maestoso con sua moglie Damkina. Lì nacque Marduk/Assur, dio del sole e della vegetazione, il più grande degli dei e protettore di Babilonia (e, come Assur, di Ninive).

Nel frattempo Tiamat aveva meditato sul destino dello sposo Apsu e il suo cuore era colmo d’ira. Decise perciò di attaccare gli dei e distruggerli, e perfino Ea fu preso dal terrore. Alla fine, soltanto Marduk osò affrontare Tiamat in combattimento e, con l’aiuto di un forte vento che soffiava nella bocca della dea così da impedirle di chiuderla, Marduk scoccò una freccia che le si infilò in gola e la raggiunse al cuore. Quando Tiamat fu morta, Marduk tagliò in due il suo corpo, creando con una metà il cielo e con l’altra la terra. E Marduk fu esaltato come Re degli dei.

Marduk organizzò poi l’universo e creò l’uomo dalla creta e dal sangue della dea Tiamat.

Ogni anno, in primavera, il sacerdote e il popolo recitavano il mito della creazione, assieme al mito che trattava della morte e della resurrezione di Marduk. Marduk riceveva l’attributo di dio della vegetazione, Tammuz, marito e figlio della dea madre Isthar. Isthar compare anche nella mitologia ebraica e si fonde con la dea Iside nel tardo mondo  ellenistico. Più tardi, sotto la dominazione assira, Marduk fu eclissato da Assur (Ashshur) ma successivamente il potere si spostò nuovamente su Babilonia e Marduk fu riabilitato.

Gli scritti assiri e babilonesi mostrano assai chiaramente che il popolo considerava quei cambiamenti politici in Mesopotamia come il risultato dei sommovimenti nel regno degli dei.

Benché le feste di primavera fossero connesse al mito egizio di Osiride, l’atteggiamento religioso dei sumeri verso la morte era alquanto diverso. I sumeri si identificavano col morente e risorgente Tammuz – Marduk al fine di recuperare la salute piuttosto che per assicurarsi l’immortalità. Il poema epico Gilgamesh dimostra infatti che essi alla fine si adattavano all’idea della morte del corpo. L’eroe Gilgamesh, dopo aver visto il compagno morto Enkidu, immobile e senza respiro, parte alla ricerca di Ut-Napishtim, il  corrispondente babilonese di Noè, al quale era stato svelato da Enlil il segreto dell’immortalità, dono che gli dei mesopotamici tenevano con gran cura celato agli uomini: Ut-Napishtim era perciò l’unico uomo che possedesse la vita eterna. Egli parla a Gilgamesh di una pianta che dà l’eterna giovinezza, e Gilgamesh infine trova la pianta ma solo per venirne derubato da un serpente; è costretto a intraprendere la via del ritorno e ad affrontare l’ineluttabilità della morte. La stessa concezione appare nel mito di Adapa, il quale rappresenta il genere umano: Adapa offende Anu, il dio del cielo, e si reca da lui per spiegargli il suo atto, dopo aver ricevuto da Ea, dio delle acque, l’avvertimento di non bere né mangiare nulla. Anu rimane colpito da Adapa a tal punto che gli offre il cibo e l’acqua della vita, ma Adapa li rifiuta senza rendersi conto di perdere così l’immortalità. Gilgamesh ottenne anche dagli dei degli inferi che lo spirito di Enkidu ritornasse a parlargli della condizione dei defunti, dicendo: “Egli (il dio degli inferi) mi conduce alla casa dell’oscurità…, da cui una volta entrati non si esce più, per la strada dalla quale non c’è ritorno, alla casa i cui abitanti sono privati della luce, ove la polvere è il nutrimento e la creta il cibo. Sono vestiti d’ali come gli uccelli e non vedono la luce dimorando nell’oscurità”.

I documenti mesopotamici descrivono l’aldilà come un triste, oscuro paese abitato da esseri “vestiti d’ali” che si cibano di terra e di creta.

Lo studioso ebraico, Dott. Zecharia Sitchin uno dei pochi studiosi al mondo capaci di leggere la scrittura cuneiforme sumera, offre una spiegazione del mito di Tiamat. Egli afferma di aver trovato notizie, in antichissime tavolette sumere, di un pianeta del sistema solare, Nibiru, ribattezzato “Marduk” dai Babilonesi, il dodicesimo pianeta, ancora sconosciuto agli astronomi, la cui orbita si avvicina a quella della Terra ogni 3600 anni (uno Shar), e durante uno di questi avvicinamenti, nell’epoca sumera, una moltitudine di duecento “angeli” , chiamati “Anunnachi” fu visto sciamare verso la Terra, da cui è derivata la classe dei giganti, di cui parla anche la Bibbia, che li chiama Anachim, i discendenti di Anak, e che erano avversari di Jahveh, il Dio d’Israele. Anche la mitologia greca parla dei Titani, giganti antropofagi che divorarono il dio Dioniso e che per questo furono fulminati da Zeus. I Titani, sei maschi e sei femmine, erano figli di Gea (dea della Terra) e di Urano (dio del cielo), ed anche Omero racconta di Polifemo, un ciclope antropofago con un solo occhio.

E’ quindi facile vedere, nei Titani, il prodotto di ibridazioni tra esseri terrestri ed esseri celesti, in questo caso gli Anunnachi.

Il pianeta Nibiro-Marduk inoltre, secondo Zecharia Sitchin, in una delle precedenti orbite, ormai lontana nel passato, aveva distrutto Tiamat, il pianeta frantumato nella fascia degli asteroidi, e gli Anunnachi, i giganteschi abitanti di Nibiro-Marduk ne hanno portato notizia sulla terra, dove erano assurti a divinità, e questa memoria era stata incisa sulle più antiche tavolette di argilla che in seguito divennero il mito di Tiamat

 

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4 risposte a I miti Sumeri

  1. Pingback: La croce all’orizzonte | La Nuova Era

  2. L'amico Mauro ha detto:

    Sì, ne parlano in tanti …
    è una cosa curiosa,
    sembra, addirittura,
    che da lassù … (http://itachifan.iobloggo.com/600/da-lass)
    … siano scesi dei veri giganti …
    https://gilgameshdisumer.wordpress.com/2016/02/22/gioiosa/
    😀

  3. cometeduale ha detto:

    “Gilgamesh, dove vai?
    La vita che cerchi, non la troverai.

    Quando gli dei crearono l’umanità
    le assegnarono la morte,
    e tennero per Sé … l’immortalità …!
    (Fonte: http://www.homolaicus.com/storia/antica/gilgamesh/nascita_poema.htm)

    Una notte il dio Enlil comparve in sogno a Gilgameš e gli disse:
    – O Gilgameš, tu sei stato destinato alla Regalità: alla Vita non sei stato destinato. A causa della mancanza della Vita il tuo cuore non sia triste. Non ti abbattere, non essere depresso. È stato dato a te il potere di giudicare chi tra gli uomini ha commesso il male, è stato dato a te il potere di stabilire la luce e le tenebre del genere umano, è stato dato a te il potere di primeggiare sull’umanità, è stato dato a te il potere di non avere avversari, è stato dato a te il potere di vincere le guerre da cui nessuno torna vivo, è stato dato a te il potere di condurre assalti da cui nessuno può sfuggire. Ma la Vita, la Vita, non ti è stata data.
    Risvegliatosi, Gilgameš chiese lumi ai sapienti sul significato del tuo sogno e questi gli risposero:
    – Gli eroi e i saggi, come la luna, hanno il loro crescere e calare. Diranno gli uomini: chi mai ha regnato con potenza e potere simili ai tuoi? Come nel mese oscuro, nel mese delle ombre, così non vi è luce senza di te. O Gilgameš, questo era il significato del tuo sogno. Ti è stata data la sovranità, questo è il tuo destino. Una vita che duri in eterno non è il tuo destino.
    E dopo centoventisei anni di regno, Gilgameš, il re di Uruk, ebbe la sorte comune dell’umanità. L’uomo che aveva combattuto contro esseri divini e aveva viaggiato ai confini del mondo, giacque un giorno sul suo letto, senza vita.”
    http://www.homolaicus.com/storia/antica/gilgamesh/sintesi.htm

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